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Comunicato del segretario direttore generale e dei dirigenti

creato da Pozzani Simone ultima modifica 27/03/2012 12:59

Comunicato relativo all'articolo apparso sul quotidiano "L'Arena" del 27 marzo 2012, titolato “Punte di oltre il 50% di assenti”.

Premessa

L’articolo sul quotidiano L’Arena di oggi 27 marzo 2012, titolato “Punte di oltre il 50% di assenti” e tendente ad evidenziare che nell’ente Provincia di Verona vi sarebbero tanti “fannulloni” è gravemente affetto da imprecisioni ed insopportabile tendenziosità.
Il tutto è frutto di un’analisi superficiale, influenzata senza alcun dubbio dagli slogan sui dipendenti pubblici “fannulloni” e il de profundis che da tempo si recita sulle province.

Confronto con lavoro privato.

L’articolo insiste sul confronto tra assenze nel lavoro pubblico e privato, riportando stancamente e senza capacità di analisi le indicazioni di Confindustria.
Non ci si rende conto che Confindustria quando dichiara i suoi dati sui tassi di assenza, che a livello nazionale sono il 7,3% (fonte: La repubblica, dossier lavoro del 22 febbraio 2012), depura i dati da assenze obbligatorie per legge, come, in particolare, ferie, maternità, ecc...
Altro fattore che non viene mai esplicitato: nel settore privato è ammessa la fruizione delle ferie frazionate in ore. Questo consente di ridurre sensibilmente l’utilizzo di congedi parentali o di permessi analoghi. Nel settore pubblico, al contrario, la fruizione delle ferie ad ore non è consentita. Pertanto, vi è un utilizzo maggiore di permessi personali, che fa sbilanciare totalmente i conti.
Quando si paragonano dati, occorrerebbe essere capaci di conoscere quali sono le differenze di impostazione. Le regole del lavoro privato sono comparabili con quelle del lavoro pubblico, ma al netto di tantissime differenze (non tutte favorevoli per i pubblici dipendenti), che andrebbero conosciute, esposte ed indicate, per non dare ai lettori informazioni erronee o incomplete e comunque fuori strada.

Lettura dei dati.

Le tabelle sui tassi di assenza pubblicate dalla Provincia di Verona sono costituite da dati aggregati, cosa che evidentemente è sfuggita alla giornalista, che, tuttavia, avrebbe dovuto quanto meno chiedere come tali dati erano composti, per capire meglio e fornire informazioni corrette.
Le tabelle riportano, mese per mese e settore per settore, i giorni di presenza previsti in astratto, confrontandoli con i giorni di presenza effettivi, senza distinguere le causali delle assenze. Pertanto, il tasso medio, considerato “scandaloso” dalla reporter comprende anche i giorni di ferie e di altre assenze obbligatorie (quali, ad esempio, quelle per maternità e cure salva vita, con regime identico a quello del lavoro privato). Assenze che sono obbligatorie per legge, tanto che nel caso di mancata fruizione, per essere chiari, si incorre in un reato; né è possibile liquidare le ferie (con numero di giorni analogo al settore privato) con un compenso sostitutivo.
C’è, in secondo luogo, da precisare che poiché le tabelle riportano i giorni, il tasso di assenza non riguarda le persone.
Per essere ancora più chiari, se in un certo mese e per un certo settore la tabella riporta un tasso di assenza del 33%, non significa che quel mese sono mancati dal lavoro 3 lavoratori su dieci, ma che su cento giornate lavorative complessive ne sono state svolte 67: magari con organizzazione delle presenze e delle attività tali da fare sì che le incombenze vengano svolte ed assicurate correttamente e puntualmente.
L’articolo, oltre tutto, non ha approfondito un’altra questione che sarebbe dovuta risultare piuttosto rilevante, ai fini di una cognizione corretta per i lettori. Molti dei settori o servizi tacciati di essere composti da “fannulloni” sono costituiti da pochissimi dipendenti: da uno a quattro.
Risulta, dunque, assolutamente normale che se in un ufficio composto da due persone, ad agosto uno è in ferie, il tasso di assenze diviene del 50%.
Il dato vero e finale è quello complessivo: il 19,11%, che se depurato dai giorni di ferie ed assenze obbligatorie (come le maternità) viene dimezzato ed è dunque paragonabile in tutto e per tutto a quello delle assenze del settore privato!
L’articolo dimentica anche di sottolineare che nella pubblica amministrazione, a differenza che nel privato, non esiste la “chiusura per ferie”. Le assenze vanno distribuite e organizzate, in  modo che i servizi siano sempre garantiti. E questo la Provincia di Verona assicura sempre, come dimostrano i dati sul raggiungimento degli obiettivi, reperibili sulla stessa pagina del portale provinciale, dati che, però, la giornalista non si è curata di guardare o, comunque, di riportare nell’articolo. Dipendenti così “assenteisti” e “fannulloni” non potrebbero proprio conseguire determinati obiettivi.

Le misure di efficienza ed efficacia della Provincia

La provincia di Verona, specie negli ultimi lustri, ha:

  • attivato campagne di accertamento di malattie per mezzo di visite fiscali a tappeto, dalle quali non risulta un fenomeno di ingiustificato assenteismo;
  • introdotto misuratori delle proprie attività e raggiunto obiettivi sfidanti in modo considerevole.

La spesa del personale della Provincia è pari a circa il 24% della spesa corrente: uno dei dati più bassi d’Italia.
Il che dimostra come i dipendenti della Provincia di Verona siano in basso numero, e nonostante ciò capaci di svolgere al meglio le proprie attività.

Dipendenti e sindacati

Non possiamo che ringraziare le rappresentanze sindacali per la prontezza di intervento a meritata tutela dei lavoratori provinciali.
I dipendenti pubblici rendono servizi ai cittadini; per questo meritano comunque rispetto.
I dipendenti della Provincia di Verona, in particolare, meritano tutto il ringraziamento per la loro professionalità ed abnegazione.

Conclusioni

I novelli Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo cercano di farsi strada nelle redazioni, con notizie capaci di ottenere consensi a buon mercato, sparando a salve dati senza approfondirli e vellicando il disagio del popolo, la cui pazienza è messa a dura prova dalla situazione di crisi e dalla particolare sensibilità che si ha, specie in questi giorni, in merito alla materia del lavoro.
Un simile modo di esporre dati e fatti non può essere accettato. Non è peraltro sufficiente la sola presenza sul lavoro, né per i dipendenti né per i giornalisti: occorre che il lavoro sia produttivo, utile e fondato.
Troppo comodo attaccare senza approfondire i dati, sapendo che la smentita è più difficile da articolare e trova regolarmente minore spazio.

Il segretario direttore generale e i dirigenti della Provincia di Verona

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