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Storia dell'archivio della Provincia di Verona

La provincia, quale ente di nuova istituzione chiamato ad organizzare uffici e servizi ex novo, per la tenuta del protocollo e dell'archivio si appoggiò fino al 1873 alla Prefettura, sfruttando l'esperienza e la preparazione degli impiegati d'ordine di formazione asburgica che avevano prestato la loro opera presso la cessata Delegazione provinciale.

Il regolamento organico del 1910 definì per la prima volta le mansioni dell'archivista protocollista: ''egli ha la responsabilità di tutti gli atti d'archivio sia corrente che di deposito, deve classificare e collocare le carte nell'archivio seconda la pianta stabilita, tiene nota degli atti che escono per qualsiasi ragione di servizio o dietro richiesta del segretario o del segretario aggiunto o di altri capi ufficio, sorveglia la tenuta del protocollo e cura la sollecita spedizione di tutte le lettere, tenendo speciale nota per le deliberazioni trasmesse al visto prefettizio con l'indicazione del loro ritorno e della data e del numero stesso''.

''Nuovi metodi per la tenuta del protocollo e dell'archivio'' vennero introdotti nel 1891 dal segretario Alberto Tea. Venne elaborato un nuovo titolario a tre livelli: categoria, specialità, fascicolo. Gli atti vennero quindi archiviati per quinquenni. Sul cartellino del falcone, intestato al quinquennio, era annotato l'indice di classificazione dei primi due livelli, accompagnato spesso dalla descrizione.

Il sistema funzionava in stretta connessione con il registro di protocollo, sul quale per tutti gli atti che andavano a costituire un fascicolo sotto il numero di registrazione era annotato il numero del precedente e del susseguente. Di susseguente in susseguente si arrivava all'ultimo atto con cui si chiudeva il fascicolo e tale numero identificava la posizione del fascicolo-unità archivistica all'interno del fascicolo-titolario. In tal modo si ovviava alla tenuta di un repertorio dei fascicoli e il registro di protocollo con le relative rubriche fungeva da strumento di accesso per le ricerche d'archivio.

Attualmente le buste del Carteggio dal 1866 al 1970 ammontano a 3015. Vittime degli spostamenti, molte soprattutto quelle più antiche, sono andate disperse.

Il Carteggio e i registri di protocollo costituiscono le serie principali e, in un certo senso, uniche dell'archivio provinciale, come emerge dalle relazioni degli stessi archivisti.

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